domenica 24 ottobre 2010

L’arte della manipolazione e il bluff di Bertolaso




di Pietro Orsatti

Creare l’emergenza per risolverla. Ovviamente davanti alle telecamere e quando la crisi sembra ormai al punto di non ritorno. La manipolazione è un’arte. E anche arte complessa, che necessità tecnica e assoluta padronanza dei mezzi di comunicazione.
È questo quello che sta accadendo a Terzigno? A quanto pare si. L’intervento oggi della Protezione civile guidata, ancora per poco, da Guido Bertolaso, di fatto cosa fa? Toglie dalle mani all’Asìa (e quindi al Comune di Napoli) la gestione della discarica a Terzigno/Boscoreale, L’hanno gestita male, questa la motivazione. 

E poi Bertolaso, nell’incontro di ieri notte con i sindaci della zona, ha promesso di congelare l’apertura della seconda discarica. Congelare, non sospendere. Sono questi i due detonatori delle proteste di questi mesi precipitate nella rivolta delle ultime settimane.
Ma andiamo a vedere chi ha ideato la prima discarica (e delineato anche la seconda): la Protezione civile nell’ambito delle azioni per “risolvere” l’emergenza rifiuti nel 2008. Nel maggio del 2009 apriva la discarica Ex-Sari. In un anno a saturazione. Quindi si punta a aprire la seconda a Cava Vitiello destinata ad accogliere i rifiuti della Campania per i prossimi 12 anni. Rifiuti indifferenziati, come recita Art. 9 comma 2  decreto-rifiuti: “presso le discariche è inoltre autorizzato lo smaltimento dei rifiuti contraddistinto dai seguenti codici CER: 19,01,11: ceneri pesanti e scorie contenenti sostanze pericolose; 19,01,13: ceneri leggere contenenti sostanze pericolose; 19,02,05: fanghi prodotti da trattamenti chimico-fisici contenenti sostanze pericolose; 19,12,11: altri rifiuti prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti contenenti sostanze pericolose”.
Poi. La crisi cresciuta questa estate. Si apprende che l’esplosione di fenomeni come miasmi e odore di putrefazione che hanno invaso nei mesi scorsi l’area sarebbero stati causati dall’arrivo di un “carico straordinario” dal casertano. Come? Daniele Fortini, amministratore delegato di Asìa lo ha dichiarato con chiarezza: «La Protezione civile, che gestiva i flussi, su richiesta della Provincia di Caserta ci ha ordinato di accettare, il 15 luglio e il 10 agosto, 9.573 tonnellate di rifiuti putrefatti della discarica di Lo Uttaro». Putrefatti. Prima l’odore e il disagio poi l’annuncio della seconda discarica e la bomba è piazzata. In qualsiasi posto del pianeta sarebbe esplosa una rivolta come quella a cui stiamo assistendo. Altro che camorra a manovrare.
E il vertice di ieri sera? E la grande azione salvifica annunciata dal premier e dal suo uomo del fare avviato alla sua ultima missione? In una settimana verranno ripulite le aree visibile di Napoli città, tre giorni di blocco dello sversamento per eseguire rilievi (tre giorni?) e coprire e livellare con terriccio quello già sversato (la polvere sotto il tappeto?) e poi il congelamento della discarica nuova. Una crisi da far riesplodere ad arte a ridosso delle elezioni a Napoli? Oppure una magagna da scaricare sulle spalle del prossimo governo? In un modo o in un altro un intervento che poco ha di “salvifico”. Quello che si sta avviando a Napoli (e a Terzigno) è un bluff. Come quello del costruttore che vuole vendere di corsa un palazzo pericolante e non lo ristruttura ma lo tinteggia e basta.
Il vertice di ieri è servito solo a spezzare il fronte della protesta. Dividendo davanti ai media la presunta “brava gente” dai “violenti”. E lanciando un messaggio, raccolto quasi all’unanimità dai media: la camorra cavalca la protesta e ha infiltrato i blocchi a Terzigno. Bene, bravo, bis.

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