lunedì 31 agosto 2015

Pillola Rossa



Non sono una giornalista o una scrittrice, sono solo una che nella vita – quando il casino nella testa e nell’anima rischiava di inondare tutto il resto – si metteva seduta e scriveva.
Scriveva.
Scriveva.
E riusciva in questo modo a trovare una parvenza di logica nell’angoscia o nel dolore.
Da quando ormai molti anni fa (per fortuna), ho aperto gli occhi sulla condizione dei non umani, mi è capitato spesso di sentire questo bisogno, di cercare un modo per canalizzare l’orrore, il dolore, la rabbia, la frustrazione che in alcuni momenti diventavano intollerabili. Pensieri sparsi, appunti, brevi frasi come urla di una pazza.
Non sono nemmeno un’attrice, o almeno non come comunemente si intende, cioè non campo con questo; ma più di dieci anni fa incontrai il teatro, mi feci il mio bel corso triennale ed entrai nella compagnia Vertigo, a Livorno.
Poi arrivò anche l’improvvisazione teatrale, con la sua (per me) difficile apparente semplicità, con il suo approccio anarchico, con le sue lezioni di vita.
Ho fatto stages e seminari ovunque, un po’ in tutta Italia, ogni volta che ho potuto, e ho lavorato con Maestri che mi hanno arricchito tanto e mi hanno fatto capire bene quanto non si finisca mai di imparare.
Più andavo avanti e più capivo la potenza di questo mezzo, quanto riesce a scavarti dentro, quanto mette a nudo quello che sei veramente, che grande strumento può diventare… 
E a quel punto cominciò a farsi strada un’idea: riuscire a portare in teatro la condizione dei non umani.
Certo non sarei stata la prima…  Certo, non avrei detto niente di nuovo… Certo, non sarebbe stato facile… Ma perché non provarci?
Magari chi va a teatro è fuori da ogni ambiente antispecista, magari son persone per cui ogni riflessione oltre la specie risulta nuova!
Questa idea cominciò a diventare un vero e proprio bisogno finché, un giorno, arrivò l’occasione perfetta: mi iscrissi a un seminario sul “Monologo teatrale” con il grande Ugo Pagliai. Ogni allievo avrebbe lavorato su un monologo scelto a piacere, e a conclusione ci sarebbe stata una serata aperta al pubblico. Fu così che nacque Pillola Rossa, e fu così che per la prima volta lo rappresentai davanti a una platea di onnivori abbastanza perplessi, dopo un Pirandello e prima di un Tennessee Williams…
E’ un pezzo totalmente autobiografico in cui ho messo davvero tutta la mia anima e mi emoziona tantissimo ogni volta che ho occasione di farlo; c’è l’immenso dolore che si trasforma in rabbia, c’è lo sconforto, ma anche la voglia di non mollare mai, la sensazione di solitudine, l’incredulità, il sentirsi spesso totalmente alienati. C’è la frustrazione, e, soprattutto, la grandissima forza che tutto questo riesce a darci  (e parlo al plurale perché in tanti mi hanno dimostrato il loro affetto e il loro riconoscersi nelle mie parole…).
Adesso sto lavorando alla versione lunga, che spero sarà pronta a fine anno: il progetto sarebbe di portarla in giro nei teatri, con l’appoggio delle varie associazioni locali, e raccogliere fondi.
Vorrei tanto però che il pubblico fosse di onnivori, perché lo scopo assolutamente prioritario è informare, sensibilizzare, far riflettere, mettere una pulcetta in tutte queste orecchie addormentate, anzi, narcotizzate dal sistema.
E’ solo un progetto, speriamo che si realizzi, speriamo che funzioni, speriamo per Loro.

Barbara Mugnai



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